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Tra i caduti di Nassiriyah c'e' anche il figlio del generale Alberto Ficuciello
(ex-allievo corso 1954/58).
 

Massimo Ficucello, 35 anni, tenente dell'esercito.

 

Iraq: Generale Ficuciello, Ho Perso Un Figlio e Un Soldato

Di (Rre/Gs/Adnkronos)

''NON RIUSCIREMO MAI AD ABITUARCI A UN DOLORE COSI' GRANDE'' Roma, 14 nov. (Adnkronos) - ''Siamo sempre inadeguati di fronte alle grandi prove della vita... ma alla fine reagiamo con qualche risorsa che chissa' dove sta e poi viene fuori''. Cosi' dice a 'Il Giornale' il generale dell'esercito Alberto Ficuciello, parlando del figlio Massimo, morto nell'attentato a Nassirya. ''Pensavo di aver imparato tutto. Tra ieri e oggi ho imparato molto: questa e' stata la lezione piu' dura''.

 

Il ritorno degli eroi

ROMA - Con un aereo proveniente dall'Iraq sono state trasferite in Italia le salme di 18 delle 19 vittime dell'attentato terroristico condotto contro la base italiana di Nassiriya. La prima salma portata a terra è stata quella del tenente dell'esercito Massimiliano Ficuciello. Poi sono sfilate le bare con alcuni carabinieri e, via via, tutte le altre. I 18 italiani caduti in Iraq hanno ricevuto gli onori militari sulla pista dell'aeroporto di Ciampino. Il corteo funebre è poi partito per l'Istituto di Medicina Legale dell' Università La Sapienza di Roma.

Auto ferme e applausi al passaggio delle bare lungo la via Appia. I carabinieri del Nucleo Radiomobile di Castelgandolfo e di Roma hanno bloccato la viabilità al passaggio delle 19 salme dirette all'istituto di medicina legale dell'università La Sapienza, nel piazzale del Verano. Fuori dell'aeroporto di Ciampino c'erano molte persone che hanno atteso in silenzio l'uscita delle bare. «Grazie di esistere, siete i nostri eroi», era la scritta di uno striscione esposto fuori dell'aeroporto.

Alle 19,15 il corteo funebre con le 18 salme degli italiani morti in Iraq è giunto all'Istituto di Medicina Legale dell' Università La Sapienza della capitale. I feretri, scortati dai carabinieri motociclisti, sono stati accolti da uno schieramento di militari del plotone fanteria dell'Esercito e dai carabinieri che hanno salutato sugli attenti le vittime. Sul piazzale antistante l'Istituto, nonostante una fitta pioggia, alcune decine di persone hanno aspettato applaudendo all' arrivo del corteo funebre con le salme.

 

Ficuciello: "Non ditemi bugie"

14/11/2003 ore 19:33

Il generale Alberto, padre di Massimo, uno degli uomini rimasti uccisi in Iraq, ha chiesto di conoscere l’esatta dinamica dei fatti. “E’ una curiosità professionale ma anche quella di un genitore che non ha bisogno di pietà. Sarei pronto a partire anch’io se fosse necessario”

“Voglio sapere come sono andate effettivamente le cose”. Il generale Alberto Ficuciello, ex comandante della Scuola di Guerra di Civitavecchia che ha perso il figlio Massimo nell’attentato di Nassirya, ha chiesto di conoscere esattamente la dinamica dell’attentato in Iraq. L’ufficiale, seppure nel dolore della perdita del figlio, riesce a mantenere quella divisa che ha portato fino a qualche tempo fa, prima di andare in pensione. “La mia curiosità non è soltanto da un punto di vista professionale – ha aggiunto – ma anche quella di un padre che non ha bisogno di bugie pietose”. Il generale ha poi detto di aver trovato lusinghiera la scelta del figlio di tornare ad indossare la divisia dopo che l’aveva lasciata per un posto in banca. “Quando poi ho saputo che sarebbe andato in Iraq – ha aggiunto – gli ho solo fatto delle raccomandazioni di tipo tecnico. Credo comunque che solo due settimane di addestramento prima della partenza siano state un po’ poco. L’ultima volta l’ho sentito venerdì scorso, quando mi ha assicurato che stava bene e che tutto procedeva in tranquillità”. Poi confessa che sarebbe pronto anche lui a partire per l’Iraq. “Se servisse lo farei anche domani. Sono un militare e lo resterò fino alla morte”.

 

Ste.Pet.

Il vicebrigadiere dell'Arma Ivan Ghitti e il tenente dell'Esercito Massimo Ficuciello verranno il 7 dicembre prossimo insigniti dell'Ambrogino alla memoria. Gabriele Albertini, nell'ambito della seduta straordinaria che, ieri sera, il Consiglio comunale ha dedicato alla commemorazione dei caduti, milanesi e non, a Nassirya, ha, infatti, proposto di «riaprire i termini (scaduti il 7 novembre scorso, ndr.) per l'assegnazione delle benemerenze civiche e di attribuire il riconoscimento a questi due nostri eroici concittadini». Il sindaco, dopo aver informato Giovanni Marra dell'intenzione di proporre le candidature di Ghitti e Ficuciello («Il primo cittadino - ha dichiarato in serata il presidente dell'assemblea, assente in questi giorni da Milano - m'ha messo al corrente dell'iniziativa, sulla quale, avendo pure indossato la divisa di ufficiale dei carabinieri, non muovo alcuna obiezione. Non sapevo, però, che Albertini avrebbe esposto in aula il suo progetto»), è passato, quindi, all'offensiva. Una mossa che ha suscitato l'unanime approvazione dei partiti targati Cdl e, per una volta, anche di quelli griffati Ulivo. Per dovere di cronaca, va, comunque, registrato che la conferenza dei capigruppo aveva preso in esame la questione di ricordare i due eroi con l'Ambrogino già l'altroieri, rinviando, tuttavia, a data da destinarsi ogni decisione in materia.
La seduta straordinaria della massima assise cittadina, dell'Arma, s'è dipanata tra gli interventi del vicepresidente Riccardo Albertini, del sindaco, del portavoce dell'opposizione Sandro Antoniazzi e del comandante interregionale dei carabinieri Pastrengo Luciano Gottardo». Quando quest'ultimo ha scandito uno per uno i nomi delle vittime la commozione dei presenti ha raggiunto l'apice e, assolutamente spontaneo, dai banchi dei consiglieri (Forza Italia, a causa di una manifestazione sulle Pari opportunità a Palermo, ha schierato soltanto 14 dei suoi 26 eletti), dalle postazioni allestite per le autorità civili, militari e religiose e dalla tribuna pubblico, s'è levato un applauso.
Don Zappa, portavoce dell'arcivescovo, al termine della seduta, ha comunicato che il cardinale Dionigi Tettamanzi «s'è messo in contatto con i familiari di Ivan e Massimo per portare loro conforto». Hanno preferito, invece, non rilasciare alcun commento il prefetto Bruno Ferrante e il presidente della Provincia Ombretta Colli (la rappresentanza di Palazzo Isimbardi comprendeva gli assessori Luigi Cocchiaro e Cesare Cadeo e il presidente del Consiglio Roberto Caputo). Il «Silenzio» suonato da un trombettiere dell'Arma dopo il contributo di Gottardo è stato, giustamente, interpretato alla lettera da tutti i partecipanti.


di Corrado Dragotto


«Massimo aveva scelto di volare alto»

«Ho sperato fino all'ultimo di non scrivere questa lettera, aggrappandomi alla possibilità di un errore, e sapere che il nostro Massimo fosse ancora tra noi tutti. Ma l'ho scritta». Giuseppe Vigorelli, presidente della Banca Popolare Commercio e Industria, che ha la propria sede in via della Moscova, questa lettera l'ha inviata al generale Alberto Ficuciello. Suo figlio Massimo, 35 anni, morto a Nassiriya, sarebbe rientrato al suo posto nell'ufficio cambi nella sede centrale di via della Moscova tra un mese. Ieri sulla scrivania del militare caduta nell'attentato terroristico, in ricordo di Massimo Ficuciello, c'era un mazzo di fiori. Fiori per ricordare.
«Massimo - commenta Giuseppe Vigorelli - merita la nostra ammirazione e il nostro orgoglio: è un esempio di chi con generosità, per un ideale forte, aveva rinunciato alla sicurezza professionale di un impiego tranquillo, noncurante delle ambizioni private». Il ricordo di Vigorelli non si ferma qui. Va oltre. «Massimo era amato e stimato da tutti noi, ma aveva scelto di volare più in alto, guardando lontano». Fin qui il presidente della Banca Popolare Commercio e Industria. Ma una parola su Massimo Ficuciello, con un po' di commozione nel tono della voce, la spendono anche alcuni suoi colleghi di lavoro. Quei colleghi che erano suoi vicini di scrivania. Lì, dove ora c'è solo un mazzo di fiori. «Due mesi fa - ricorda un collega -, era venuto a trovarci in divisa da tenente dell'Esercito, e già faceva un certo effetto. Sapere poi che ci ha lasciato per essere saltato in aria in Iraq…». Emozioni che tornano alla memoria. «Come abbiamo saputo dell'attentato? Nel nostro lavoro riceviamo informazioni velocemente quasi come i giornali».
Alto, col fisico da sportivo, ma non da maniaco della palestra, Massimo Ficuciello si era laureato in Scienze politiche all'Università di Padova, poi aveva studiato alla London school of economics. Al momento dell'attentato Ficuciello era con un regista italiano, Stefano Rolla, anch'egli morto a causa dello scoppio, per girare il film «Soldati di pace», lungometraggio che poco prima dell'attentato aveva cambiato nome diventando: «Babilonia: una terra tra due fuochi». Insieme a Ficuciello, nella scorta al regista, c'erano anche il maresciallo Silvio Olla, il caporale Alessandro Carrisi e il caporal maggiore Emanuele Ferraro.
Gian Carlo Botti
 

 

Articolo GAZZETTA DI PARMA
I sogni, la generosità, le piccole manie dei militari morti nella strage di Nassiriya
La meglio gioventù
 
PINO AGNETTI

Voglio parlarvi di Massimo. Un ragazzone vagamente introverso, con una sottile vena di inquietudine negli occhi. L'esatto opposto del militare caciarone e casinista tanto caro a un certo cinema e a una certa televisione di serie B (ammesso che in Italia ne esistano di una categoria superiore). Era stato il padre, il Generale Alberto Ficuciello, alla cui scuola si sono formati la maggior parte dei comandanti delle nostre missioni all'estero dell'ultimo decennio, ad anticiparmi la presenza del figlio in Iraq. «Visto che sta tornando laggiù, è probabile che incontri anche lui. Me lo saluti, poi se capiterà mi dirà le sue impressioni sul giovanotto».

Lì per lì, devo dire che quel tenente col pizzetto e la barba ben curati che mi ero trovato di fronte nell'Ufficio stampa del contingente italiano all'inizio del mio secondo viaggio a Nassiriya mi era parso perfino troppo preoccupato di mostrarsi all'altezza di cotanto padre. Giudizio sbagliato. Perché Massimo era uno che aveva deciso di percorrere la propria strada da solo. Con le proprie idee, i propri valori, i propri tempi. Non si lascia un lavoro di consulente finanziario in un grande istituto di credito milanese per raggiungere la prima linea irachena soltanto per rinverdire le tradizioni di famiglia. Magari, in quella sua domanda di poter vestire nuovamente l'uniforme dei Lagunari presentata a inizio estate c'era anche una certa voglia di fuga dalla routine. E forse, come si era lasciato sfuggire quasi di sorpresa una mattina mentre camminavamo per le vie di Nassiriya, anche l'esigenza di un primo bilancio concernente la propria sfera affettiva ed esistenziale. A 35 anni, si è ancora in tempo per farlo. Dopo, non si sa.

Sta di fatto che, più ci inoltravamo quel giorno fra i sobborghi più poveri e desolati della città, e più vedevo l'uomo e il militare Massimo Ficuciello prendere la sua esatta forma. Ecco la solita truppa di sciuscià scalzi e sporchi da far paura prenderci d'assalto. Uno di loro, in groppa a un asinello, ci raggiunge. Sgrana il sorriso sdentato e fa il segno della vittoria con la mano. Massimo si toglie l'elmetto, gli parla smozzicando qualche parola d'arabo, gli offre una bottiglia d'acqua. E naturalmente finiamo ambedue travolti dalla masnada urlante. A quel punto, l'ufficiale aveva preso di nuovo il sopravvento, preoccupato che l'ingorgo creatosi intorno a noi bloccasse il passaggio delle auto e che tutto quel caos finisse con l'esporci eccessivamente. «Adesso è meglio togliersi da qui», mi aveva detto rimettendosi un po' di malavoglia l'elmetto.

«Magari quando torniamo alla base segnalo a quelli che si occupano della cooperazione civile-militare di venire a portare un po' di derrate alimentari». A un suo cenno, gli altri uomini della Brigata Sassari che ci accompagnavano erano rimontati rapidi sul gippone. E anche quel suo piglio deciso nell'impartire gli ordini, privo al tempo stesso di qualunque arroganza, mi aveva ulteriormente confermato che la stoffa del bravo tenente era rimasta intatta, nonostante gli anni passati ad analizzare le oscillazioni dei mercati finanziari.

Ma Massimo, come si è già visto, apparteneva al reggimento Lagunari «Serenissima», uno dei reparti scelti dell'Esercito, così chiamati perché discendenti dei «fanti di marina» della Repubblica di Venezia degli inizi del XVI secolo. E qual è il sogno di qualsiasi «lagunare» che si rispetti che un giorno si trova in missione in Iraq, l'antico Paese dei due fiumi, e nella fattispecie in una città come Nassiriya solcata da parte a parte dall'Eufrate? Riuscire a «buttare in acqua» almeno un paio di barchini, i mezzi d'assalto anfibio di cui è dotata l'unità. Ormai, era diventato un vero tormentone fra i vari componenti dell'ufficio stampa della Sassari affidato alle mani esperte del colonnello Gianfranco Scalas, forse il più noto e apprezzato di tutto l'Esercito.

Ad ogni briefing, Massimo non perdeva mai occasione di segnalare al suo superiore, con il solito tono calmo e non invadente, che i famosi barchini erano tirati a lucido dal primo all'ultimo e pronti all'uso. Magari anche solo per compiere una semplice esercitazione. E il colonnello a rispondergli in stretto dialetto sardo e dandogli del «lei» messo lì apposta per simulare un certo qual distaccato fastidio: «Tenente, ma vogliamo portare un po' di pazienza? E poi scusi, qui ci troviamo in Iraq, mica nella laguna veneta!».

Anche di battute e di finte schermaglie come questa era fatta la giornata in prima linea del tenente Massimo Ficuciello. Come dimenticarlo? E come dimenticare il maresciallo della Sassari Silvio Olla (un altro dell'ormai inesistente staff del colonnello Scalas) che, per quanto silenzioso e perennemente concentrato sul proprio lavoro, si illuminava al solo sentir parlare del mare verde e blu che bagna l'isola di Sant'Antioco dove era nato 32 anni fa? O il maresciallo dei Carabinieri Enzo Fregosi, che un giorno d'agosto mi aveva mostrato orgoglioso alcune tavole d'argilla istoriate di caratteri cuneiformi appena rinvenute dal suo team specializzato nel recupero delle opere archeologiche trafugate dai musei iracheni? O quell'altro Maresciallo dell'Arma, Filippo Merlino, che poco prima di una operazione notturna mi aveva strappato la promessa di andarlo a trovare a Viadana, in provincia di Mantova, dove comandava la stazione dei carabinieri? Conservo ancora il suo numero di telefono annotato sul taccuino mentre ci preparavamo a uscire insieme dal piazzale della caserma della strage.

I loro volti, al pari di altri ai quali solo oggi mi è possibile abbinare un nome e un cognome precisi, continuano a danzarmi nella mente. Ma quello che proprio non riesco a togliermi dagli occhi, ha i tratti e l'aria vagamente inquieta del tenente dei Lagunari Massimo Ficuciello. Quando, per tenere fede alla parola data, ho chiamato ieri per telefono suo padre, sono riuscito a raccontargli in qualche modo della scena dei bambini che, meno di dieci giorni fa, saltellavano felici attorno al suo «giovanotto». E mentre quel generale pieno di dignità continuava a chiedermi avido qualche altro ricordo, ho visto Massimo scendere le sponde sabbiose dell'Eufrate e salire su una barca. Come un pescatore, che conosce bene dove lo porterà la corrente.

 

A Nassirya muore anche il figlio del generale Ficuciello

12/11/2003 ore 19:49

Funzionario di banca rientrato in servizio stava scortando una troupe cinematografica. Il padre aveva guidato la Scuola di Guerra nel 1998/99

Nell'attentato di Nassirya è morto anche Massimo Ficuciello, figlio del generale Alberto, che ha guidato la Scuola di Guerra di Civitavecchia nel biennio 1998/1999, prima di diventare comandante del Comando Alleato Interforze del Sud e delle Forze Operative Terrestri dell'Esercito Italiano. Il generale e la sua famiglia erano molto conosciuti in città. Massimo Ficuciello era funzionario di banca ma aveva chiesto di rientrare in servizio e aveva avuto l'incarico di scortare una troupe cinematografica. Era stato pertanto aggregato alla brigata Sassari per realizzare un documentario sull'attività del contingente italiano.

 

Corriere.it
L'elenco delle vittime
Chi sono i caduti italiani in Iraq
Si tratta di 12 carabinieri, due militari dell'esercito e due civili. Sei delle vittime sono di origine siciliana
MILANO - Sono 12 carabinieri e quattro soldati dell'esercito i militari italiani morti nell' attentato di Nassirya. Sei delle 15 vittime sono di origine siciliana. Sei dei 12 militari dell'Arma sarebbero dovuti rientrare sabato prossimo.
 

..

MASSIMO FICUCIELLO - Tenente dell'esercito, figlio del generale Alberto Ficuciello. Funzionario di banca, aveva chiesto di poter tornare in servizio attivo con il suo grado di tenente proprio per partecipare alla missione «Antica Babilonia». Grazie alla sua conoscenza delle lingue era stato inserito nella cellula Pubblica Informazione del col.Scalas. Questa mattina aveva avuto l' incarico di accompagnare nei sopralluoghi i produttori di un film-documentario sui «Soldati di pace». Prima dell'attentato, il titolo, provvisorio, era stato cambiato in «Babilonia terra fra due fuochi».

 

Roma, 12 nov. (Adnkronos) - Alla Camera, Martino ha aggiornato il bilancio delle vittime, dato precedentemente al Senato. I morti sarebbero 16, di cui 15 militari e un civile. ''Tra i caduti di Nassiriyah c'e' anche il figlio di un mio carissimo amico, il generale Alberto Ficuciello'' (ex-allievo corso 1954/58). Il ministro della Difesa ha cosi' confermato la notizia della morte del figlio dell'ex comandante delle forze operative terrestri dell'esercito. Non ci sarebbero, invece, ''cifre certe'' sulle vittime irachene. ''L'attentato - ha continuato Martino - e' stato pianificato e realizzato da cellule dei Feddayn Saddam''.

 

ERA A NASSIRIYAH PER FILMARE ATTIVITA' TRUPPE

 

Roma, 12 nov. (Adnkronos) - Tra i dispersi nell'attentato di Nassiriyah figurerebbe anche il figlio del generale Alberto Ficuciello, ex comandante del Comando Alleato Interforze del Sud e delle Forze Operative Terrestri dell'Esercito Italiano. A quanto apprende l'ADNKRONOS, il figlio del generale Ficuciello si trovava a Nassiriyah, aggregato alla brigata Sassari, per realizzare un documentario sull'attivita' del contingente italiano.

 
  politica - Adnkronos

 

Attentato in Iraq: 17 gli italiani morti, 8 gli iracheni. Numerosi i feriti

Una attentato ha colpito questa mattina attorno alle 8.40 ora italiana nella base dei carabinieri italiani a Nassiriya, nel sud dell'Iraq.
Un'auto imbottita di esplosivo si è lanciata contro ciò che dalla guerriglia considerava un obiettivo militare, l'ex Camera di Commercio locale, utilizzata come base dei Carabinieri facenti parte dell'Unità Multinazionale Specializzata (Msu).
Diciassette gli italiani morti, 11 carabineri, 4 dell'esercito e due civili. Otto gli iracheni uccisi. I feriti italiani sono 20: 15 carabinieri, 4 dell'esercito, di cui uno grave, e un civile. Alcuni carabinieri si trovano ancora sotto le macerie.
Si continua a scavare, e secondo la tv libanese il numero complessivo dei feriti dovrebbe essere superiore a 80.
Un camion ha forzato il posto di blocco all'entrata della base, proseguendo la sua corsa sino davanti alla palazzina di tre piani che ospitava il dipartimento logistico italiano. Dietro al camion l'autobomba, che ha finito la sua corsa causando il disastro.
L'esplosione ha fatto crollare gran parte dell'edificio, danneggiando anche una seconda palazzina dove ha sede il comando.
Distrutti anche gli uffici di un edificio dove ha sede una Ong americana, la International Medical Corps, attiva nella zona da circa sei mesi. Tra il personale della Ong almeno altri 10 feriti, tra cui lo stesso coordinatore, il britannico Ewmar Tiangle.
Tra i marescialli caduti troviamo Giovanni Cavallaro, in servizio al comando provinciale di Asti; Massimiliano Bruno, di origine bolognese, biologo in forza al Raggruppamento Investigazioni Scientifiche (Racis) dei Carabinieri a Roma; Enzo Fregosi, comandante dei nas di Livorno; Daniele Ghione, che faceva parte della compagnia Gorizia e Alfonso Trincone, in forze al Noe, il nucleo operativo ecologico che dipende dal Ministero dell' Ambiente.
Tra i carabinieri Mimmo Intravaia, 44 anni, originario di Monreale, Alfio Ragazzi, 39 anni, in servizio al Ris di Messina, Ivan Ghitti, 30 anni, di stanza al Tredicesimo Reggimento Gorizia; Orazio Majorana, 29 anni originario di Catania.
L’elenco prosegue con il sottufficiale della Brigata Sassari Silvio Olla, 32 anni, in servizio presso l'ufficio stampa; il vicebrigadiere napoletano, Giuseppe Coletta, di 38 anni; Alessandro Carrisi, 23 anni, militare in ferma breve nell'esercito italiano.
Morto anche il figlio del generale Alberto Ficuciello, ex comandante del Comando Alleato Interforze del Sud e delle Forze Operative Terrestri dell'Esercito Italiano, che si trovava a Nassiriya aggregato alla brigata Sassari per realizzare un documentario sull'attivitá del contingente italiano.

 

 

 

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Ultimo aggiornamento: lunedì, 20. novembre 2006.