
Massimo Ficucello, 35
anni, tenente dell'esercito. |
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Iraq:
Generale Ficuciello, Ho Perso Un Figlio e Un Soldato
Di (Rre/Gs/Adnkronos)
''NON RIUSCIREMO MAI AD ABITUARCI A
UN DOLORE COSI' GRANDE'' Roma, 14 nov. (Adnkronos) - ''Siamo sempre
inadeguati di fronte alle grandi prove della vita... ma alla fine reagiamo
con qualche risorsa che chissa' dove sta e poi viene fuori''. Cosi' dice a
'Il Giornale' il generale dell'esercito Alberto Ficuciello, parlando del
figlio Massimo, morto nell'attentato a Nassirya. ''Pensavo di aver imparato
tutto. Tra ieri e oggi ho imparato molto: questa e' stata la lezione piu'
dura''.
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Il ritorno degli eroi
ROMA - Con un aereo
proveniente dall'Iraq sono state trasferite in Italia le salme di 18 delle
19 vittime dell'attentato terroristico condotto contro la base italiana di
Nassiriya. La prima salma portata a terra è stata quella del tenente
dell'esercito Massimiliano Ficuciello. Poi sono sfilate le bare con alcuni
carabinieri e, via via, tutte le altre. I 18 italiani caduti in Iraq hanno
ricevuto gli onori militari sulla pista dell'aeroporto di Ciampino. Il
corteo funebre è poi partito per l'Istituto di Medicina Legale dell'
Università La Sapienza di Roma.
Auto ferme e applausi al passaggio delle bare lungo la via Appia. I
carabinieri del Nucleo Radiomobile di Castelgandolfo e di Roma hanno
bloccato la viabilità al passaggio delle 19 salme dirette all'istituto di
medicina legale dell'università La Sapienza, nel piazzale del Verano. Fuori
dell'aeroporto di Ciampino c'erano molte persone che hanno atteso in
silenzio l'uscita delle bare. «Grazie di esistere, siete i nostri eroi», era
la scritta di uno striscione esposto fuori dell'aeroporto.
Alle 19,15 il corteo funebre con le 18 salme degli italiani morti in Iraq è
giunto all'Istituto di Medicina Legale dell' Università La Sapienza della
capitale. I feretri, scortati dai carabinieri motociclisti, sono stati
accolti da uno schieramento di militari del plotone fanteria dell'Esercito e
dai carabinieri che hanno salutato sugli attenti le vittime. Sul piazzale
antistante l'Istituto, nonostante una fitta pioggia, alcune decine di
persone hanno aspettato applaudendo all' arrivo del corteo funebre con le
salme.
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Ficuciello: "Non ditemi bugie"
14/11/2003 ore 19:33
Il generale Alberto, padre di Massimo,
uno degli uomini rimasti uccisi in Iraq, ha chiesto di conoscere l’esatta
dinamica dei fatti. “E’ una curiosità professionale ma anche quella di un
genitore che non ha bisogno di pietà. Sarei pronto a partire anch’io se
fosse necessario”
“Voglio
sapere come sono andate effettivamente le cose”. Il generale Alberto
Ficuciello, ex comandante della Scuola di Guerra di Civitavecchia che ha
perso il figlio Massimo nell’attentato di Nassirya, ha chiesto di conoscere
esattamente la dinamica dell’attentato in Iraq. L’ufficiale, seppure nel
dolore della perdita del figlio, riesce a mantenere quella divisa che ha
portato fino a qualche tempo fa, prima di andare in pensione. “La mia
curiosità non è soltanto da un punto di vista professionale – ha aggiunto –
ma anche quella di un padre che non ha bisogno di bugie pietose”. Il
generale ha poi detto di aver trovato lusinghiera la scelta del figlio di
tornare ad indossare la divisia dopo che l’aveva lasciata per un posto in
banca. “Quando poi ho saputo che sarebbe andato in Iraq – ha aggiunto – gli
ho solo fatto delle raccomandazioni di tipo tecnico. Credo comunque che solo
due settimane di addestramento prima della partenza siano state un po’ poco.
L’ultima volta l’ho sentito venerdì scorso, quando mi ha assicurato che
stava bene e che tutto procedeva in tranquillità”. Poi confessa che sarebbe
pronto anche lui a partire per l’Iraq. “Se servisse lo farei anche domani.
Sono un militare e lo resterò fino alla morte”.
Ste.Pet. |

Il vicebrigadiere dell'Arma
Ivan Ghitti e il tenente dell'Esercito Massimo Ficuciello verranno il 7
dicembre prossimo insigniti dell'Ambrogino alla memoria. Gabriele Albertini,
nell'ambito della seduta straordinaria che, ieri sera, il Consiglio comunale
ha dedicato alla commemorazione dei caduti, milanesi e non, a Nassirya, ha,
infatti, proposto di «riaprire i termini (scaduti il 7 novembre scorso, ndr.)
per l'assegnazione delle benemerenze civiche e di attribuire il
riconoscimento a questi due nostri eroici concittadini». Il sindaco, dopo
aver informato Giovanni Marra dell'intenzione di proporre le candidature di
Ghitti e Ficuciello («Il primo cittadino - ha dichiarato in serata il
presidente dell'assemblea, assente in questi giorni da Milano - m'ha messo
al corrente dell'iniziativa, sulla quale, avendo pure indossato la divisa di
ufficiale dei carabinieri, non muovo alcuna obiezione. Non sapevo, però, che
Albertini avrebbe esposto in aula il suo progetto»), è passato, quindi,
all'offensiva. Una mossa che ha suscitato l'unanime approvazione dei partiti
targati Cdl e, per una volta, anche di quelli griffati Ulivo. Per dovere di
cronaca, va, comunque, registrato che la conferenza dei capigruppo aveva
preso in esame la questione di ricordare i due eroi con l'Ambrogino già l'altroieri,
rinviando, tuttavia, a data da destinarsi ogni decisione in materia.
La seduta straordinaria della massima assise cittadina, dell'Arma, s'è
dipanata tra gli interventi del vicepresidente Riccardo Albertini, del
sindaco, del portavoce dell'opposizione Sandro Antoniazzi e del comandante
interregionale dei carabinieri Pastrengo Luciano Gottardo». Quando quest'ultimo
ha scandito uno per uno i nomi delle vittime la commozione dei presenti ha
raggiunto l'apice e, assolutamente spontaneo, dai banchi dei consiglieri
(Forza Italia, a causa di una manifestazione sulle Pari opportunità a
Palermo, ha schierato soltanto 14 dei suoi 26 eletti), dalle postazioni
allestite per le autorità civili, militari e religiose e dalla tribuna
pubblico, s'è levato un applauso.
Don Zappa, portavoce dell'arcivescovo, al termine della seduta, ha
comunicato che il cardinale Dionigi Tettamanzi «s'è messo in contatto con i
familiari di Ivan e Massimo per portare loro conforto». Hanno preferito,
invece, non rilasciare alcun commento il prefetto Bruno Ferrante e il
presidente della Provincia Ombretta Colli (la rappresentanza di Palazzo
Isimbardi comprendeva gli assessori Luigi Cocchiaro e Cesare Cadeo e il
presidente del Consiglio Roberto Caputo). Il «Silenzio» suonato da un
trombettiere dell'Arma dopo il contributo di Gottardo è stato, giustamente,
interpretato alla lettera da tutti i partecipanti.
di Corrado Dragotto
«Massimo aveva scelto di volare alto»
«Ho sperato fino all'ultimo di non scrivere questa lettera, aggrappandomi
alla possibilità di un errore, e sapere che il nostro Massimo fosse ancora
tra noi tutti. Ma l'ho scritta». Giuseppe Vigorelli, presidente della Banca
Popolare Commercio e Industria, che ha la propria sede in via della Moscova,
questa lettera l'ha inviata al generale Alberto Ficuciello. Suo figlio
Massimo, 35 anni, morto a Nassiriya, sarebbe rientrato al suo posto
nell'ufficio cambi nella sede centrale di via della Moscova tra un mese.
Ieri sulla scrivania del militare caduta nell'attentato terroristico, in
ricordo di Massimo Ficuciello, c'era un mazzo di fiori. Fiori per ricordare.
«Massimo - commenta Giuseppe Vigorelli - merita la nostra ammirazione e il
nostro orgoglio: è un esempio di chi con generosità, per un ideale forte,
aveva rinunciato alla sicurezza professionale di un impiego tranquillo,
noncurante delle ambizioni private». Il ricordo di Vigorelli non si ferma
qui. Va oltre. «Massimo era amato e stimato da tutti noi, ma aveva scelto di
volare più in alto, guardando lontano». Fin qui il presidente della Banca
Popolare Commercio e Industria. Ma una parola su Massimo Ficuciello, con un
po' di commozione nel tono della voce, la spendono anche alcuni suoi
colleghi di lavoro. Quei colleghi che erano suoi vicini di scrivania. Lì,
dove ora c'è solo un mazzo di fiori. «Due mesi fa - ricorda un collega -,
era venuto a trovarci in divisa da tenente dell'Esercito, e già faceva un
certo effetto. Sapere poi che ci ha lasciato per essere saltato in aria in
Iraq…». Emozioni che tornano alla memoria. «Come abbiamo saputo
dell'attentato? Nel nostro lavoro riceviamo informazioni velocemente quasi
come i giornali».
Alto, col fisico da sportivo, ma non da maniaco della palestra, Massimo
Ficuciello si era laureato in Scienze politiche all'Università di Padova,
poi aveva studiato alla London school of economics. Al momento
dell'attentato Ficuciello era con un regista italiano, Stefano Rolla,
anch'egli morto a causa dello scoppio, per girare il film «Soldati di pace»,
lungometraggio che poco prima dell'attentato aveva cambiato nome diventando:
«Babilonia: una terra tra due fuochi». Insieme a Ficuciello, nella scorta al
regista, c'erano anche il maresciallo Silvio Olla, il caporale Alessandro
Carrisi e il caporal maggiore Emanuele Ferraro.
Gian Carlo Botti
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Articolo
GAZZETTA DI PARMA
| I sogni, la generosità, le piccole manie
dei militari morti nella strage di Nassiriya |
| La meglio gioventù
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| PINO AGNETTI
Voglio parlarvi di Massimo. Un ragazzone vagamente
introverso, con una sottile vena di inquietudine negli occhi. L'esatto
opposto del militare caciarone e casinista tanto caro a un certo cinema
e a una certa televisione di serie B (ammesso che in Italia ne esistano
di una categoria superiore). Era stato il padre, il Generale Alberto
Ficuciello, alla cui scuola si sono formati la maggior parte dei
comandanti delle nostre missioni all'estero dell'ultimo decennio, ad
anticiparmi la presenza del figlio in Iraq. «Visto che sta tornando
laggiù, è probabile che incontri anche lui. Me lo saluti, poi se
capiterà mi dirà le sue impressioni sul giovanotto».
Lì per lì, devo dire che quel tenente col pizzetto e
la barba ben curati che mi ero trovato di fronte nell'Ufficio stampa del
contingente italiano all'inizio del mio secondo viaggio a Nassiriya mi
era parso perfino troppo preoccupato di mostrarsi all'altezza di cotanto
padre. Giudizio sbagliato. Perché Massimo era uno che aveva deciso di
percorrere la propria strada da solo. Con le proprie idee, i propri
valori, i propri tempi. Non si lascia un lavoro di consulente
finanziario in un grande istituto di credito milanese per raggiungere la
prima linea irachena soltanto per rinverdire le tradizioni di famiglia.
Magari, in quella sua domanda di poter vestire nuovamente l'uniforme dei
Lagunari presentata a inizio estate c'era anche una certa voglia di fuga
dalla routine. E forse, come si era lasciato sfuggire quasi di sorpresa
una mattina mentre camminavamo per le vie di Nassiriya, anche l'esigenza
di un primo bilancio concernente la propria sfera affettiva ed
esistenziale. A 35 anni, si è ancora in tempo per farlo. Dopo, non si
sa.
Sta di fatto che, più ci inoltravamo quel giorno fra
i sobborghi più poveri e desolati della città, e più vedevo l'uomo e il
militare Massimo Ficuciello prendere la sua esatta forma. Ecco la solita
truppa di sciuscià scalzi e sporchi da far paura prenderci d'assalto.
Uno di loro, in groppa a un asinello, ci raggiunge. Sgrana il sorriso
sdentato e fa il segno della vittoria con la mano. Massimo si toglie
l'elmetto, gli parla smozzicando qualche parola d'arabo, gli offre una
bottiglia d'acqua. E naturalmente finiamo ambedue travolti dalla masnada
urlante. A quel punto, l'ufficiale aveva preso di nuovo il sopravvento,
preoccupato che l'ingorgo creatosi intorno a noi bloccasse il passaggio
delle auto e che tutto quel caos finisse con l'esporci eccessivamente.
«Adesso è meglio togliersi da qui», mi aveva detto rimettendosi un po'
di malavoglia l'elmetto.
«Magari quando torniamo alla base segnalo a quelli
che si occupano della cooperazione civile-militare di venire a portare
un po' di derrate alimentari». A un suo cenno, gli altri uomini della
Brigata Sassari che ci accompagnavano erano rimontati rapidi sul
gippone. E anche quel suo piglio deciso nell'impartire gli ordini, privo
al tempo stesso di qualunque arroganza, mi aveva ulteriormente
confermato che la stoffa del bravo tenente era rimasta intatta,
nonostante gli anni passati ad analizzare le oscillazioni dei mercati
finanziari.
Ma Massimo, come si è già visto, apparteneva al
reggimento Lagunari «Serenissima», uno dei reparti scelti dell'Esercito,
così chiamati perché discendenti dei «fanti di marina» della Repubblica
di Venezia degli inizi del XVI secolo. E qual è il sogno di qualsiasi
«lagunare» che si rispetti che un giorno si trova in missione in Iraq,
l'antico Paese dei due fiumi, e nella fattispecie in una città come
Nassiriya solcata da parte a parte dall'Eufrate? Riuscire a «buttare in
acqua» almeno un paio di barchini, i mezzi d'assalto anfibio di cui è
dotata l'unità. Ormai, era diventato un vero tormentone fra i vari
componenti dell'ufficio stampa della Sassari affidato alle mani esperte
del colonnello Gianfranco Scalas, forse il più noto e apprezzato di
tutto l'Esercito.
Ad ogni briefing, Massimo non perdeva mai occasione
di segnalare al suo superiore, con il solito tono calmo e non invadente,
che i famosi barchini erano tirati a lucido dal primo all'ultimo e
pronti all'uso. Magari anche solo per compiere una semplice
esercitazione. E il colonnello a rispondergli in stretto dialetto sardo
e dandogli del «lei» messo lì apposta per simulare un certo qual
distaccato fastidio: «Tenente, ma vogliamo portare un po' di pazienza? E
poi scusi, qui ci troviamo in Iraq, mica nella laguna veneta!».
Anche di battute e di finte schermaglie come questa
era fatta la giornata in prima linea del tenente Massimo Ficuciello.
Come dimenticarlo? E come dimenticare il maresciallo della Sassari
Silvio Olla (un altro dell'ormai inesistente staff del colonnello Scalas)
che, per quanto silenzioso e perennemente concentrato sul proprio
lavoro, si illuminava al solo sentir parlare del mare verde e blu che
bagna l'isola di Sant'Antioco dove era nato 32 anni fa? O il maresciallo
dei Carabinieri Enzo Fregosi, che un giorno d'agosto mi aveva mostrato
orgoglioso alcune tavole d'argilla istoriate di caratteri cuneiformi
appena rinvenute dal suo team specializzato nel recupero delle opere
archeologiche trafugate dai musei iracheni? O quell'altro Maresciallo
dell'Arma, Filippo Merlino, che poco prima di una operazione notturna mi
aveva strappato la promessa di andarlo a trovare a Viadana, in provincia
di Mantova, dove comandava la stazione dei carabinieri? Conservo ancora
il suo numero di telefono annotato sul taccuino mentre ci preparavamo a
uscire insieme dal piazzale della caserma della strage.
I loro volti, al pari di altri ai quali solo oggi mi
è possibile abbinare un nome e un cognome precisi, continuano a danzarmi
nella mente. Ma quello che proprio non riesco a togliermi dagli occhi,
ha i tratti e l'aria vagamente inquieta del tenente dei Lagunari Massimo
Ficuciello. Quando, per tenere fede alla parola data, ho chiamato ieri
per telefono suo padre, sono riuscito a raccontargli in qualche modo
della scena dei bambini che, meno di dieci giorni fa, saltellavano
felici attorno al suo «giovanotto». E mentre quel generale pieno di
dignità continuava a chiedermi avido qualche altro ricordo, ho visto
Massimo scendere le sponde sabbiose dell'Eufrate e salire su una barca.
Come un pescatore, che conosce bene dove lo porterà la corrente. |
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A Nassirya muore anche il figlio del generale
Ficuciello
12/11/2003 ore 19:49
Funzionario di banca rientrato in
servizio stava scortando una troupe cinematografica. Il padre aveva guidato
la Scuola di Guerra nel 1998/99
Nell'attentato di Nassirya è morto anche Massimo
Ficuciello, figlio del generale Alberto, che ha guidato la Scuola di Guerra
di Civitavecchia nel biennio 1998/1999, prima di diventare comandante del
Comando Alleato Interforze del Sud e delle Forze Operative Terrestri
dell'Esercito Italiano. Il generale e la sua famiglia erano molto conosciuti
in città. Massimo Ficuciello era funzionario di banca ma aveva chiesto di
rientrare in servizio e aveva avuto l'incarico di scortare una troupe
cinematografica. Era stato pertanto aggregato alla brigata Sassari per
realizzare un documentario sull'attività del contingente italiano.
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Chi sono i caduti italiani in Iraq
Si tratta di 12 carabinieri, due militari dell'esercito e due civili.
Sei delle vittime sono di origine siciliana
MILANO
- Sono 12 carabinieri e quattro soldati dell'esercito i militari
italiani morti nell' attentato di Nassirya.
Sei delle 15
vittime sono di origine siciliana. Sei dei 12 militari dell'Arma
sarebbero
dovuti rientrare sabato prossimo.
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MASSIMO
FICUCIELLO - Tenente dell'esercito, figlio del generale Alberto
Ficuciello.
Funzionario di banca, aveva chiesto di poter tornare in servizio attivo
con il suo grado di tenente proprio per partecipare alla missione «Antica
Babilonia». Grazie alla sua conoscenza delle lingue era stato inserito nella
cellula Pubblica Informazione del col.Scalas. Questa mattina aveva avuto l'
incarico di accompagnare nei sopralluoghi i produttori di un
film-documentario
sui «Soldati di pace». Prima dell'attentato, il titolo, provvisorio,
era stato cambiato in «Babilonia terra fra due fuochi». |
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Roma, 12 nov. (Adnkronos) - Alla
Camera, Martino ha aggiornato il bilancio delle vittime, dato
precedentemente al Senato. I morti sarebbero 16, di cui 15 militari e un
civile. ''Tra i caduti di Nassiriyah c'e' anche il figlio di un mio
carissimo amico, il generale Alberto Ficuciello'' (ex-allievo corso
1954/58). Il ministro della Difesa ha cosi' confermato la notizia della
morte del figlio dell'ex comandante delle forze operative terrestri
dell'esercito. Non ci sarebbero, invece, ''cifre certe'' sulle vittime
irachene. ''L'attentato - ha continuato Martino - e' stato pianificato e
realizzato da cellule dei Feddayn
Saddam''.
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| ERA A NASSIRIYAH PER FILMARE
ATTIVITA' TRUPPE
Roma, 12 nov. (Adnkronos) - Tra i dispersi nell'attentato di
Nassiriyah figurerebbe anche il figlio del generale Alberto Ficuciello,
ex comandante del Comando Alleato Interforze del Sud e delle Forze
Operative Terrestri dell'Esercito Italiano. A quanto apprende l'ADNKRONOS,
il figlio del generale Ficuciello si trovava a Nassiriyah, aggregato
alla brigata Sassari, per realizzare un documentario sull'attivita' del
contingente italiano. |
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Attentato in Iraq:
17 gli italiani morti, 8 gli iracheni. Numerosi i feriti
Una attentato ha colpito questa mattina attorno alle 8.40 ora italiana nella
base dei carabinieri italiani a Nassiriya, nel sud dell'Iraq.
Un'auto imbottita di esplosivo si è lanciata contro ciò che dalla guerriglia
considerava un obiettivo militare, l'ex Camera di Commercio locale,
utilizzata come base dei Carabinieri facenti parte dell'Unità Multinazionale
Specializzata (Msu).
Diciassette gli italiani morti, 11 carabineri, 4 dell'esercito e due civili.
Otto gli iracheni uccisi. I feriti italiani sono 20: 15 carabinieri, 4
dell'esercito, di cui uno grave, e un civile. Alcuni carabinieri si trovano
ancora sotto le macerie.
Si continua a scavare, e secondo la tv libanese il numero complessivo dei
feriti dovrebbe essere superiore a 80.
Un camion ha forzato il posto di blocco all'entrata della base, proseguendo
la sua corsa sino davanti alla palazzina di tre piani che ospitava il
dipartimento logistico italiano. Dietro al camion l'autobomba, che ha finito
la sua corsa causando il disastro.
L'esplosione ha fatto crollare gran parte dell'edificio, danneggiando anche
una seconda palazzina dove ha sede il comando.
Distrutti anche gli uffici di un edificio dove ha sede una Ong americana, la
International Medical Corps, attiva nella zona da circa sei mesi. Tra il
personale della Ong almeno altri 10 feriti, tra cui lo stesso coordinatore,
il britannico Ewmar Tiangle.
Tra i marescialli caduti troviamo Giovanni Cavallaro, in servizio al comando
provinciale di Asti; Massimiliano Bruno, di origine bolognese, biologo in
forza al Raggruppamento Investigazioni Scientifiche (Racis) dei Carabinieri
a Roma; Enzo Fregosi, comandante dei nas di Livorno; Daniele Ghione, che
faceva parte della compagnia Gorizia e Alfonso Trincone, in forze al Noe, il
nucleo operativo ecologico che dipende dal Ministero dell' Ambiente.
Tra i carabinieri Mimmo Intravaia, 44 anni, originario di Monreale, Alfio
Ragazzi, 39 anni, in servizio al Ris di Messina, Ivan Ghitti, 30 anni, di
stanza al Tredicesimo Reggimento Gorizia; Orazio Majorana, 29 anni
originario di Catania.
L’elenco prosegue con il sottufficiale della Brigata Sassari Silvio Olla, 32
anni, in servizio presso l'ufficio stampa; il vicebrigadiere napoletano,
Giuseppe Coletta, di 38 anni; Alessandro Carrisi, 23 anni, militare in ferma
breve nell'esercito italiano.
Morto anche il figlio del generale Alberto Ficuciello, ex comandante del
Comando Alleato Interforze del Sud e delle Forze Operative Terrestri
dell'Esercito Italiano, che si trovava a Nassiriya aggregato alla brigata
Sassari per realizzare un documentario sull'attivitá del contingente
italiano. |
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