Medaglia
d’oro al merito civile a Filippo Palieri, il
Commissario di P.S. fatto morire fra inenarrabili sofferenze nel lager
di Wietzendorf per aver impedito la deportazione in Germania di
artigiani reatini destinati al lavoro obbligatorio.
L’onorificenza è stata concessa dal Capo dello Stato con
questa motivazione: “Capo di Gabinetto della Questura di Rieti,
evidenziando eccezionale slancio altruistico e sprezzo del pericolo,
riusciva a tenere nascosti agli occupanti tedeschi i nominativi degli
artigiani reatini, evitando in tal modo la loro deportazione in campi di
lavoro. Dopo aver informato personalmente i propri concittadini del
pericolo, veniva scoperto dai nazisti e, arrestato, deportato nel lager di
Wietzendorf dove periva a causa degli stenti e delle torture patite. Fulgido
esempio di straordinarie virtù civiche e generoso altruismo spinte sino
all'estremo sacrificio. 13 aprile 1945 - Wietzendorf (Germania).
Il riconoscimento al merito civile è stato conferito il 3
marzo 2004 su proposta del Ministero dell’Interno, dopo la segnalazione
del Questore di Rieti, Sebastiano Vitali che ha avviato la relativa
procedura. La Medaglia d’oro è stata consegnata ai figli dello scomparso
dallo stesso Dr. Vitali durante la cerimonia per la Festa della Polizia che
si è svolta a Rieti il 15 maggio.
I fatti risalgono all’autunno del ’43, quando, dopo l’8
settembre, il Terzo Reich deportò 600.000 italiani non collaborazionisti. La
prigionia del funzionario fu tanto spietata da causarne la morte, per gli
stenti e le sofferenze, nel giorno della liberazione del Campo, il 13 aprile
1945. Le infinite persecuzioni inflitte ai prigionieri miravano ad ottenere
la loro adesione alla R.S.I..
L’ultimo appello collettivo fu rivolto agli internati alla
fine del marzo ’45. Filippo Palieri confermò il suo “no” a pochi giorni
dalla morte. Sotto il ricatto hitleriano perirono così almeno 25.000
italiani che salvarono l’onore a prezzo della vita.
La rappresaglia tedesca fu dura perché il Commissario Palieri
aveva esteso la sua protezione ai giovani partigiani segnalando i
rastrellamenti delle SS sulle montagne sabine. Infine, compreso di essere
stato scoperto e che il suo arresto era ormai imminente, il Commissario
attese consapevolmente la ritorsione tedesca. Sapeva infatti che il prezzo
della sua fuga sarebbe stato pagato dalla famiglia, come avvenne per sua
cognata Lilia Annesi, finita nella sinistra prigione della Gestapo a Via
Tasso dopo la latitanza del marito, il medico Marcello Perez.
Al momento del suo arresto - inizio di un terribile calvario
- Filippo Palieri aveva 32 anni. Lasciava la consorte, la poetessa e
scrittrice Giuliana Annesi, tre figli di 9, 4 e 3 anni e gli anziani
genitori. A lui sono intitolate una strada di Rieti e la sede provinciale
dell’ANPS (Associazione Nazionale Polizia di Stato).
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