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Filippo Palieri - Commissario di P.S. (Corso 1926-27)
 
 

Medaglia d’oro al merito civile a Filippo Palieri, il Commissario di P.S. fatto morire fra inenarrabili sofferenze nel lager di Wietzendorf per aver impedito la deportazione in Germania di artigiani reatini destinati al lavoro obbligatorio.

L’onorificenza è stata concessa dal Capo dello Stato con questa  motivazione: “Capo di Gabinetto della Questura di Rieti, evidenziando eccezionale slancio altruistico e sprezzo del pericolo, riusciva a tenere nascosti agli occupanti tedeschi i nominativi degli artigiani reatini, evitando in tal modo la loro deportazione in campi di lavoro. Dopo aver informato personalmente i propri concittadini del pericolo, veniva scoperto dai nazisti e, arrestato, deportato nel lager di Wietzendorf dove periva a causa degli stenti e delle torture patite. Fulgido esempio di straordinarie virtù civiche e generoso altruismo spinte sino all'estremo sacrificio. 13 aprile 1945 - Wietzendorf (Germania).

 

Il riconoscimento al merito civile è stato conferito il 3 marzo 2004 su proposta del Ministero dell’Interno, dopo la segnalazione del Questore di Rieti, Sebastiano Vitali che ha avviato la relativa procedura. La Medaglia d’oro è stata consegnata ai figli dello scomparso dallo stesso Dr. Vitali durante la cerimonia per la Festa della Polizia che si è svolta a Rieti il 15 maggio.

I fatti risalgono all’autunno del ’43, quando, dopo l’8 settembre, il Terzo Reich deportò 600.000 italiani non collaborazionisti. La prigionia del funzionario fu tanto spietata da causarne la morte, per gli stenti e le sofferenze, nel giorno della liberazione del Campo, il 13 aprile 1945. Le infinite persecuzioni inflitte ai prigionieri miravano ad ottenere la loro adesione alla R.S.I..

L’ultimo appello collettivo fu rivolto agli internati alla fine del marzo ’45. Filippo Palieri confermò il suo “no” a pochi giorni dalla morte. Sotto il ricatto hitleriano perirono così almeno 25.000 italiani che salvarono l’onore a prezzo della vita.

La rappresaglia tedesca fu dura perché il Commissario Palieri aveva esteso la sua protezione ai giovani partigiani segnalando i rastrellamenti delle SS sulle montagne sabine. Infine, compreso di essere stato scoperto e che il suo arresto era ormai imminente, il Commissario attese consapevolmente la ritorsione tedesca. Sapeva infatti che il prezzo della sua fuga sarebbe stato pagato dalla famiglia, come avvenne per sua cognata Lilia Annesi, finita nella sinistra prigione della Gestapo a Via Tasso dopo la latitanza del marito, il medico Marcello Perez.

Al momento del suo arresto - inizio di un terribile calvario - Filippo Palieri aveva 32 anni. Lasciava la consorte, la poetessa e scrittrice Giuliana Annesi, tre figli di 9, 4 e 3 anni e gli anziani genitori. A lui sono intitolate una strada di Rieti e la sede provinciale dell’ANPS (Associazione Nazionale Polizia di Stato).

 

sito ideato e curato dall' Avv. Marco Andreoli corso 1985/88

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Ultimo aggiornamento: lunedì, 20. novembre 2006.